Laboratorio “Babèl”Canti intorno al mondo-Docente:Matilde Politi

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Data / Ora
Date(s) - 30/04/2019
18:30 - 20:30

Luogo
Fontarò Circolo ARCI

Categorie


Matilde Politi:
Cantante-attrice-antropologa-ricercatrice delle tradizioni musicali.

Nata a Palermo, laureata in Antropologia Culturale alla Sapienza di Roma, lavora tra musica e teatro dal 1992.
E’ considerata una delle principali portavoce del canto siciliano contemporaneo nel mondo.
La sua formazione teatrale avviene soprattutto presso la Fondazione Pontedera Teatro, nell’ambito dunque del teatro di ricerca; lavora negli anni in numerose produzioni teatrali come attrice, cantante e musicista, come creatrice delle parti musicali degli spettacoli e come trainer vocale degli attori.
Gli studi musicali cominciano con lo studio del pianoforte e solfeggio, per passare poi da autodidatta allo studio della chitarra, della fisarmonica e del canto.
Durante gli anni porta avanti un percorso di autoformazione affiancato da un costante lavoro di ricerca e sperimentazione e da una intensa attività di concerti.
Dal 2000 sceglie di dedicarsi esclusivamente al lavoro di ricerca sul repertorio siciliano di tradizione orale, ricerca che si allarga costantemente alle musiche tradizionali di area mediterranea e oltre.
Ha dato vita, contribuito o partecipato a diversi gruppi, sia nel teatro che nella musica, realizzando collaborazioni artistiche con artisti locali e stranieri di area non solo etnico-popolare, ma anche jazz e contemporanea, cantautorale e classica.
Dal dicembre 2003 porta avanti a Palermo e in Sicilia una attività di ricerca e monitoraggio delle tradizioni locali siciliane, affiancata da una serie di progetti finalizzati alla valorizzazione, alla condivisione e diffusione della musica popolare di tradizione:
• il progetto SARABBANDA per formare una banda multietnica (Centro Santa Chiara – Palermo; Centro Astalli – Palermo);
• Laboratori corali multietnici (Centro Astalli – Palermo; Casa di Ramia – Verona);
• Il laboratorio sul canto popolare “Vogghiu cantari e darimi bontempu” (Palermo, Catania, Vittoria, Ragusa Ibla, Roma, Padova, Massa Carrara, Sermoneta, Ragusa, Paternò, Verona, San Felice Circeo, Marsiglia, Chiaramonte Gulfi, Siracusa);
• Il progetto per la formazione di un coro popolare siciliano;
• Seminari sulla musica popolare siciliana (Palermo, Milo, Ragusa, Vittoria, Paternò, S. Alfio, Catania -Facoltà di Lingue-, Pisa, Trento, Scilla, Università di Palermo -dipartimento culture e società-corso di etnomusicologia );
• Laboratori di tradizioni e arti popolari con anziani e bambini nel centro storico di Palermo;
• Laboratorio di vocalità “Libera la voce” (Palermo – Chiaramonte Gulfi – Siracusa).
Da settembre 2017 il progetto di Coro Popolare Siciliano trova una produzione nell’Associazione MOMU, e fonda il coro OMFALOS, in collaborazione con Simona Di Gregorio (debutto Catania 27-12-17 Chiesa Matrice- Associazione Musicale Etnea).
Per conoscere meglio il suo percorso artistico si rimanda al sito:
www.matildepoliti.com
youtube/matildepoliti

Descrizione del Laboratorio:

Viene proposto un percorso di esplorazione, apprendimento ed elaborazione dei repertori polivocali e corali di matrice popolare, a partire dal repertorio di tradizione orale siciliano in continua relazione con le tradizioni musicali “altre”, vicine e lontane, le tradizioni dei paesi del Mediterraneo che hanno avuto una continua interazione culturale con la Sicilia e le tradizioni dei paesi più lontani, Africa subsahariana e continente americano, Eurasia e minoranze culturali che sparse nel globo nutrono le comunità locali e si riproducono in una dimensione sempre più globalizzata e a rischio di estinzione.
Ogni canto polivocale siciliano che affronteremo sarà accompagnato da un canto in qualche modo affine per stile o per approccio o chissà, magari per contenuto, a un canto “straniero”, “altro”, “tuicco”…per dirla alla palermitana!
Un laboratorio di World Music? la fiera della musica globalizzata?
Esattamente, il contrario. Per non ridurre tutto a una “panella” insapore, che schiaccia e uniforma ogni diversità a uno standard di facile orecchiabilità, dobbiamo dare cura ai dettagli che, pur nella somiglianza, rendono ogni frammento culturale di ogni provenienza, specifico e autonomo. Sperimentandolo in prima persona!
Viviamo in un momento culturale molto delicato in cui il web e la tecnologia da una parte facilitano la conoscenza e l’approccio a materiali culturali lontani dal proprio contesto e territorio, dall’altra parte minacciano le minoranze culturali mettendole a rischio di essere sommerse dalle culture egemoni e imperialiste dominanti appunto sul web, a causa di rapporti di forza economici, politici e culturali: la carenza di strumenti di ricerca e di interpretazione rende l’estrema accessibilità quasi inutile e a volte dannosa.
Vogliamo sfatare l’illusione di aver tutto a portata di mano, provando a prendere davvero in mano, anzi in corpo, “incorporare cantando” alcuni frammenti di cultura musicale tradizionale, folk e popolare, per sentire fisicamente ciò che il solo orecchio non può suggerire, per comprendere attraverso la prassi, l’esecuzione e la condivisione il diverso manifestarsi della cultura umana nei diversi territori.
Il canto collettivo, corale, in ogni luogo ha svolto funzione di coesione e armonia sociale, di elaborazione della crisi comunitaria e al fondo di ogni individuo che canta ha svolto e svolge funzione di autoterapia, benessere anche individuale e riarmonizzazione.
Dunque, in primo luogo il benessere e il piacere individuale del canto, un canto profondamente radicato nel corpo e slegato da qualunque tecnica correlata ad una tradizione culturale specifica, un canto arcaico che non richiede tecnica vocale, ma richiede invece l’esperienza diretta e LIBERTA’, sia emotiva che corporea; la richiede per potersi dispiegare, la crea e la produce nel suo manifestarsi e sperimentarsi.
In secondo luogo, la condivisione del gruppo che canta nella sua complessità polifonica, ritmica e nell’interazione ludica, girovagando tra repertori vocali di provenienza assai diversa, ci guiderà verso l’esperienza del benessere comunitario, la condivisione del piacere e la scoperta in prima persona di elementi che riportano la diversità culturale a un termine minimo di umanità, che non può che essere la stessa per ogni essere umano di ogni cultura e provenienza e che ci possa aiutare a vivere e convivere meglio in questa società di oggi pervasa dall’odio e dalla diffidenza per ogni “diverso”
.
Modalità e criteri:

Il laboratorio è aperto a tutti, a chi canta e a chi non canta, a chi ha senso del ritmo e chi non lo ha.
Attraverso la coralità, insieme, si raggiungono obiettivi che da soli non immaginiamo neanche.
Non occorre la conoscenza della musica, né del solfeggio, non si usano spartiti né partiture, ma semplicemente l’esperienza diretta e la partecipazione.
Occorre soltanto la curiosità, la presenza e la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona e divertirsi.
Non si approfondiscono tecniche di emissione vocale, respirazione, ma esse derivano dall’esperienza stessa attraverso la necessità di interazione fisica, vocale e ritmica del gruppo.
Piuttosto, si condividono e ampliano conoscenze di materiali interculturali, nelle loro declinazioni musicali e canore, che costituiscono la base di una “umanità universale”, con la speranza che ci possa condurre a una società contemporanea più vivibile, pacifica e gioiosa. Ricca.
Il Laboratorio, in attesa della definizione della nuova sede di Largo Lituania n. 10, terrà i propri incontri didattici presso l’attuale sede dell’Associazione Fontarò, in Viale Alcide De Gasperi n. 177.
Le lezioni sono già cominciate il 2 ottobre e si ripeteranno ogni martedì dalle ore 18.30 alle ore 20.30. Numero Max di partecipanti 30, ma ci sono ancora dei posti disponibili
Chi vorrà comunicare i propri dati e recapito telefonico, sarà direttamente contattato.
Per iscrizioni e/o ulteriori informazioni, potete scrivere qui, oppure rivolgervi ai seguenti recapitii:
Gaspare Perricone: 3289778356
Romana Musso: 3292291258
ass.fontaro@gmail.com

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