SOUL JAZZ TRIO

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Data / Ora
Date(s) - 06/03/2020
21:30 - 23:00

Luogo
Miles Davis Jazz Club

Categorie


Michelangelo Mazzari piano
Marco Zammuto contrabbasso
Piaero Alessi batteria

C’è un’epoca d’oro del jazz, in cui il linguaggio è maturo, i suoni scintillanti, le melodie memorabili, gli interpreti padroneggiano il virtuosismo senza essere leziosi. È il passaggio, avvenuto tra gli anni Cinquanta è gli anni Sessanta dal bebop all’hard bop, quest’ultimo più intriso di blues e adatto a dare nuova linfa musicale ai geni della tromba e del sax come Miles Davis, John Coltrane e i loro epigoni.

Il decennio successivo vedrà il jazz americano prendere due direzioni diverse. Miles Davis spingerà la sua musica verso il “cool jazz”, un genere più “intellettuale”, “riflessivo” adatto a conquistare il pubblico “bianco”. L’altro grande filone è quello che offre melodie e armonie jazzistiche all’anima “all’anima afro-americana, quell’anima che trova le sue principali espressioni nel blues di Chicago e nel jazz del Mississippi. I grandi jazzisti che sviluppano questa corrente sono Art Blakey, Freddie Hubbard, Lee Morgan e Blue Mitchell, e la casa discografica che mette il proprio sigillo sulla prolifica produzione di questa corrente tra la fine degli anni cinquanta e e l’inizio degli anni settanta è la mitica Blue Note.

In questo percorso di evoluzione jazzistica vi è l’incontro fatale con l’altro grande filone di musica nera: il Soul, un genere musicale che nasce nei bassifondi “afro” di Detroit e proprio in questo periodo giunge ad avere una sua riconoscibilità – e quindi un nome – emergendo dalle proprie radici Gospel e Spiritual.

La metà degli anni Sessanta costituisce il momento dell’abbraccio tra questi due generi. Esso genera il “Soul jazz”: una musica in cui risuona l’anima dell’uomo che lavora dodici ore al giorno in fabbrica con molta fatica e poca paga, un’anima tutta tesa a gridare il suo “blues”, la propria fatica del vivere tra la povertà dello sfruttamento nel lavoro e l’offesa della segregazione razziale, al tempo del collasso del boom economico americano del dopoguerra avvenuta con la crisi economica dovuta all’aumento del petrolio e la crisi politica generata dalla guerra fallimentare in Vietnam.

Il Soul Jazz è il “grido della sofferenza” da cui parte anche la “rivoluzione” del free-jazz e del funk-jazz, musica di riferimento dei Black Panthers; esso si diffonde da Detroit a Chicago, da Philadelphia a New York, e qui trova “casa” nei mitici locai del Greenwich Village, vero cuore musical-jazzistico della protesta sociale “afro” degli anni settanta.

È un jazz acustico che “apre” all’elettrico: al pianoforte subentra il mitico piano Fender Rhodes, mentre si affaccia già, al posto del contrabbasso, il basso elettrico, capace di dare il “groove” pulsante tipico del Soul.

Oltre ai musicisti già nominati sopra, i grandi del Soul Jazz saranno alcuni talenti formatisi con Miles Davis, come John Coltrane e Joe Zawinul (Mercy Mercy Mercy), i due fratelli Nat e “Cannonball” Adderly (Work song), a cui si affiancano Bobby Timmons (Moanin’, So Tired) e Horace Silver (The Preacher, Song for my father).

Michelangelo Mazzari è tra i pochi jazzisti italiani a padroneggiare il Soul Jazz fino a farne rivivere l’anima e il tipico virtuosismo. Per interpretare questo genere musicale, infatti, occorre “tingere di nero” la propria anima musicale e allo stesso tempo saper tenere altissimo il livello di virtuosismo senza perdere tuttavia la capacità di essere “lirici”, di saper parlare al cuore. Ciò avviene con linee melodiche che sostituiscono il fraseggio inafferrabile del bebop con uno stile più sincopato e “vibrante” che esalta, senza farla mai perdere, quella melodicità che è il “soul” dentro il linguaggio del jazz.

Miles Davis Jazz Club
via Enrico Albanese 5 Palermo
infoline e prenotazioni 091.5085991 (dopo le 17.30)
info whatsapp 391.4361644

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